L’osso sacro e il coccige: il tratto di schiena dimenticato

 

In questa pillola andiamo ad osservare il tratto di schiena chiamato anche coda e che corrisponde alla zona del sacro fino al coccige. Questa è anche detta la zona oscura, perché non viene quasi mai presa in considerazione.

Spesso a causa della postura scorretta i muscoli circostanti l’osso sacro vengono impropriamente contratti. Questo tratto importantissimo di schiena può essere determinante in un eventuale equilibrio ritrovato. Si tratta di un segmento di schiena di circa un quarto del totale della lunghezza della colonna vertebrale.

Se lasciamo tutte le tensioni in corrispondenza del sacro e del bacino, ritroviamo una stabilità diversa. Quello che dico ai miei allievi è di lasciare la coda penzolare, per rendere bene l’idea di come si possa verificare l’assenza di tensioni. Può succedere che inizialmente si perda l’equilibrio e che compaiano dei dolori temporanei.

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Dopo essersi resi conto che “esiste” la coda, ne diventiamo consapevoli e a lungo termine ci aiuta a migliorare la postura generale. Quando per lungo tempo si tende quella parte, le tensioni si concentrano soprattutto nella zona lombare bassa. Se si pensa a “gocciolare la coda”, anche le tensioni della zona lombare si sciolgono e col tempo si riacquista una certa mobilità nel tratto finale della schiena.

Un altro modo di lasciare tutte le tensioni del sacro è in posizione semisupina con le gambe piegate. Passati circa 10 minuti da quando si arriva a stare distesi, i muscoli, non essendoci una forte azione  della forza di gravità, cominciano a mollare e a disperdere energia negativa. Anche da distesi le prime volte potrebbe accadere di provare dolore localizzato, soprattutto se si è molto abituati a tendere in quella zona.

Se la tensione dovesse essere eccessiva si può utilizzare una pallina morbida da mettere temporaneamente sotto il sacro, così si diventa più consapevoli di questo misterioso tratto. La pallina va tolta dopo pochi minuti e resta una sensazione di torpore dovuta al rilasciamento dei muscoli.

Dopo l’esercizio, quando torniamo in piedi abbiamo sicuramente un’altra idea di equilibrio.

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